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CHI SONO

VitoBarese Nome: Vito
Data di Nascita: 10 Dicembre 1985
Luogo di Nascita: Bari
Residenza: San Giovanni Valdarno(AR)
Sesso: Maschile
Impiego: Capotreno
Studio: Ingegneria Gestionale
Segno Zodiacale: Sagittario
Stato: Fidanzato
Con: Eleonora
Amici: Ema, Gae, Matteo, Paolo, Fabio e Jessica
Amici del web: Ueuè, Maya, Embè, Finardi
Fratello: Nandro
Religione: Cattolico
Libro: Insciallah
Scrittore: Oriana Fallaci
Canzone: Figaro
Cantante: Battisti
Film: Radiofreccia
Regista Ferzan Ozpetec
Cibo: Pizza
Bevanda: Birra
Squadra: Bari
Passioni: Computer, Calcio, Musica, Politica, Libri, Videogiochi.
Espressione: Ave...
Motto: Barcollo ma non mollo!

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PASSIONI

martedì, 09 settembre 2008

Dopo dieci anni, Lucio vive ancora.



("Respirando" Lucio Battisi)



Ave...
Dieci anni, Lucio, come passa il tempo. Quel 9 Settembre sedersi a tavola, accendere, come al solito, la televisione e sentire al telegiornale la notizia della tua morte fu come un fulmine a ciel sereno, un duro colpo per chi fin da bambino è stato un tuo ammiratore e che lo è diventato sempre di più con la maturità.
Nelle canzoni di Lucio c’è tutto, musica, parole ma soprattutto una miriade di sentimenti che ti attraversano prima la mente e poi il cuore, non senza lasciarti un groppo in gola.
Caro Lucio quanto hai dato e quanto avevi ancora da dare alla nostra musica.
Il mio tributo è questo video, visto in televisione e trovato in rete, la canzone è uno dei tanti capolavori, una triste storia d’amore profondo che supera anche la morte. Notate l’esecuzione, chitarra e voce. Uno dei pochi in Italia ad aver fatto una cosa del genere ed ad averla fatta così bene.
postato da: VitoBarese alle ore 16:42 | link | commenti (3)
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giovedì, 07 agosto 2008

Un calcio malato.

mascotte

http://fotobygiuse.blogspot.com




Ave...
A conferma di quanto sostengo da tempo ecco cosa scrive l'A.C. Sangiovannese riguardo al suo mancato ripescaggio.
L'ingegner Failli, presidente della società ha detto:

“...un'occasione perduta!!!
Il ripescaggio della AC sangiovannese in prima divisione sarebbe stato un bellissimo segnale che veramente qualcosa stava cambiando nel mondo del calcio ed avrebbe inorgoglito noi, non solo come dirigenti , ma soprattutto come cittadini italiani.
Infatti in un'Italia purtroppo caratterizzata dall'arroganza dei poteri forti, dai "furbetti del quartierino", dalle raccomandazioni più sfacciate, dai calci alla cultura dove il suffisso "poli" ha ormai vanificato il suo significato letterario per diventare in una saga di neologismi sinonimo di malcostume , aver ripescato l' A. C. SANGIOVANNESE avrebbe significato premiare i meriti oggettivi e gli sforzi di una dirigenza che , seppur colpita negli affetti più cari, ha preferito la strada più difficile ma più dignitosa di onorare tutti gli impegni pregressi ancorché non ascrivibili alla propria gestione piuttosto che imboccare la facile scorciatoia del fallimento e della rinascita dalle ceneri.
Questa non vuol essere una nota polemica né si pretende di entrare nel merito delle graduatorie sicuramente fatte con criteri di inattaccabilità ma è l'amara considerazione di aver perduto un'occasione per dimostrare al mondo sportivo che il vento era finalmente cambiato e che chi operava con criterio e con la logica del buon padre di famiglia veniva premiato.
Così non è stato né mi aspetto dalle stanze del potere alcuna giustificazione che potrebbe comunque suonare come una "excusatio non petita" ma non può non tornarmi alla mente per parallelismo il travagliato percorso artistico ed umano di quel cantautore e maestro di vita che è stato Giorgio Gaber e che ha amaramente concluso la carriera con l'emblematico CD “Io non mi sento italiano!!!”

Anche il Sindaco Mauro Tarchi non nasconde la propria amarezza:

“Sono sconcertato per quanto deciso dal Consiglio Federale – ha detto il primo cittadino – una decisione che non ci aspettavamo viste le prerogative che ponevano la società di calcio della nostra città tra le possibili candidate al ripescaggio. Quella della Sangiovannese è un’esclusione inaspettata ed anche immeritata che lascia tutti amareggiati” – ha concluso il sindaco di San Giovanni.

(tratto da www.sangiovannese.com)
postato da: VitoBarese alle ore 17:57 | link | commenti (2)
categorie: calcio
lunedì, 04 agosto 2008

Sulla strada per San Giovanni

calli di san giovanni

(www.ilfiordiloto.splinder.com)



In tanti la mattina
passiamo sulla strada
che si svolge
tra il morbido seguir dei colli
e il riflesso della cangiante stria.
A file interminabili
o sparsi
come alberi in mezzo a una radura
ci preme
il vorticoso battere del tempo,
sì che scivolan via
senza parole
il cristallino incanto
e i limpidi zaffiri
che destano sul fondo la giogaia.

(Paolo Butti "Il sogno e la speranza")
postato da: VitoBarese alle ore 20:39 | link | commenti (1)
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giovedì, 13 marzo 2008

Il Blog è vivo!

Sangio

(www.vivereilvaldarno.it)



Ave...
Il Blog non è morto, si è preso solo una pausa, complice di alcuni eventi sfortunati che mi hanno riguardato, fra cui il black out totale del mio pc.
Da questo momento tornerò ad essere un blogger a tutti gli effetti, leggendo e scrivendo.
postato da: VitoBarese alle ore 20:12 | link | commenti (6)
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lunedì, 19 novembre 2007

Gli Ultras hanno perso, ma lo Stato ha fallito.

Ultras

(www.repubblica.it)



Ave...
Non vado più allo stadio come facevo una volta, sono anni che non faccio una trasferta, anche se in verità ne ho fatte poche.
Non sono mai stato un Ultras, Ultras è una scelta di Vita, però ho sempre avuto rispetto per chi lo è, ho schiumato rabbia quando giornali ed istituzioni hanno gettato, e continuano a farlo, quintali di letame su questo movimento. Tante bugie, tante accuse.

Sappiamo tutti quello che è successo domenica, due automobili si fermano alla piazzola di sosta, si accorgono di avere delle sciarpe al collo di colori diversi, vola qualche schiaffo, poi si sente una sirena. E’la volante della polizia dall’altra parte dell’autostrada, nella piazzola di sosta opposta. Tutti in macchina e via. Anzi no, stop, va via solo una delle due macchine perché l’altra macchina piange un morto. Dall’altra parte della strada un poliziotto spara in aria poi tende le braccia e spara verso la macchina che stava andando via, pensando che fosse successa, chissà, magari una rapina. Una giovane Vita si spegne a 26 anni colpito al collo.

Anticipo che il mio discorso inizia da questo spaccato in particolare per espandersi a macchia d’olio, fino a una riflessione finale, come una forellino piccolo piccolo che man mano si allarga.

Credo fermamente che quell’agente della Polstrada non volesse uccidere quel ragazzo, sostenere il contrario sarebbe quanto meno irragionevole. I due non si conoscevano, non c’era alcun interesse personale nell’ucciderlo, e ammesso che ci fosse stato, pur non intendendomi di pistole, credo che ci voglia una gran mira per colpire da duecento metri di distanza con autostrada e spartitraffico nel mezzo un puntino in un’automobile, una dote innaturale nello sparare e un gran talento.
Penso di poter escludere perciò l’ipotesi che vede il poliziotto uccidere intenzionalmente quel ragazzo. Però mi domando, ed è lecito farlo, dopo aver acceso le sirene per far notare a quei ragazzi che c’era la polizia, perché l’agente ha tirato fuori la pistola?
Anche lo “sparare in aria” espressione con cui i giornalisti si sono sciacquati la bocca era davvero così normale e necessario? Così ce lo hanno fatto apparire, come una cosa normale (sui giornalisti tornerò più tardi). Ma lo è davvero? Se per esempio invece che in autostrada fosse accaduto davanti ad una discoteca, avremmo ugualmente visto un poliziotto tirare fuori la pistola e sparare in aria? Io non ho mai sentito niente del genere, ma lo accetto. Posso accettare che ha sparato in aria, ma lo sparo verso in orizzontale, quello a braccia tese per intenderci, come si spiega? Tra l’altro lui diceva di essere inciampato, invece c’è chi sostiene che abbia teso le braccia, appunto, e poi sparato. Perché? E poi non era da solo, quindi in preda a un gesto folle, ma insieme ad altri colleghi (i giornali parlano di due pattuglie), perché dopo che lui ha tirato fuori la pistola e ha sparato in aria i colleghi non lo hanno fermato? L’unica risposta che ho potuto dare è che lui pensasse ad una rapina o qualcosa del genere e non ad una semplice scazzottata.
Ma se per la peggiore delle ipotesi fosse stata una rapina, si giustifica l’aver sparato da parte a parte dell’autostrada con il rischio di colpire qualche auto che passava o chissà cos’altro? Non credo proprio. Analizzando il tutto penso che l’agente con tutte le scusanti e le attenuanti del caso abbia pisciato fuori dal vaso e commesso un grosso errore.

E fa niente se poi i giornalisti ci hanno parlato di una rissa fra tifosi, perché in una rissa ci sono i feriti e qui non risulta a nessuno che ve ne fossero. Ci hanno posto l’accento, l’hanno evidenziato fino all’inverosimile, la fine di quel ragazzo morto ammazzato non è del colpo di pistola, del poliziotto che ha sbagliato (per carità, sottolineo, possiamo cercargli attenuanti del caso, possiamo anche aggiungerci che errare è umano)ma di lui che era a fare la rissa.
A proposito di giornalisti, avevo detto che ne avrei parlato, hanno sputato sentenze, distribuito i capi d’accusa chi agli Ultras chi al poliziotto (pochi a dire il vero), ma non pensano anche loro di avere la coscienza un tantino sporca? E’ facile in giacca e cravatta la domenica dopo pranzo sparare sentenze su sentenze, dire che il calcio si dovrebbe fermare per un anno o anche più (certo e da mangiare a quella gente che col calcio ci campa chi glielo dà? E sapete bene che non parlo dei giocatori strapagati, ma di magazzinieri, custodi, giardinieri, fisioterapisti, osservatori, preparatori, ma anche giornalisti di testate locali, arbitri, addetti al catering e al merchandising), è molto facile demonizzare, puntare il dito senza aver mai messo il piede in uno stadio, senza neanche provare a capire, avete mai visto, per esempio, un capo ultras in queste trasmissioni della domenica? Come si fa a parlare di un problema fra due parti se non viene ascoltata una delle due?
Poi vorrei sottolineare che quella maledetta domenica mattina le agenzie di stampa hanno battuto, come prima versione dei fatti, che due pullman di tifosi si erano trovati all’autogrill, erano avvenuti scontri e un poliziotto aveva ucciso un tifoso. Poi hanno ritrattato e i due pullman sono diventate due macchine ed il poliziotto ha sparato per errore. Però la frittata l’hanno fatta e il putiferio l’hanno scatenato.

E quando gli animi si accendono, così come si fece per il povero poliziotto morto a Catania per colpa di un gruppo di imbecilli, si ferma il calcio (per una giornata però). Giusto per stemperare gli animi. Giusto per rispetto di un morto ammazzato per il gioco del calcio. Almeno per par condicio. E invece no. Vero ministro Amato? Dopo tutto il casino che la sua accondiscenza ha provocato ha avuto il coraggio di balbettare che se avesse fermato il campionato sarebbe stato peggio. Perché invece di ascoltare le televisioni che volevano che si giocasse, perché avevano pagato, non ha ascoltato Matarrese e Petrucci, che non saranno dei santi, ma del mondo del pallone se ne intendono sicuramente più di lei, quando le hanno detto che non era prudente giocare questa domenica?
Che esempio ha dato al mondo del pallone dopo aver fermato il calcio dopo un poliziotto morto ammazzato e dopo non averlo fermato dopo un tifoso morto ammazzato? Esistono morti di serie A e morti di serie B? A quanto pare sì.
Poi pateticamente ha farfugliato che sarebbe stato peggio e che non c’era stato il tempo di decidere (non molto di meno di quello avuto per i tragici fatti di Catania), ma dico io, signor ministro, vi paghiamo fior di quattrini per prendere decisioni, e quando vi è richiesto di farlo vi tirate indietro. Qua c’è qualcosa che non quadra.
Anzi tutto quadra dopo i casini successi in tutta Italia. I nostri ministri non volevano evitarla questa situazione, ma anzi cercavano un pretesto per stringere la morsa. Sì perché dopo questi avvenimenti è continuata la repressione, vietate le trasferte di massa per le tifoserie scelte dall’osservatorio e chiusi gli stadi di Bergamo e Taranto.

Apro una parentesi. Dopo la morte del poliziotto a Catania, fra l’altro avvenuta fuori dallo stadio, il Governo ha deciso che in Italia gli stadi non erano a norma. Colpa del Governo precedente, tanto per cambiare visto che su quest’espressione si trovano d’accordo sia destra che sinistra, e colpa del decreto Pisanu che doveva mettere a norma numerosi stadi, ma che aveva distribuito a tutti generose deroghe. Ci voglio credere, colpa del decreto Pisanu! Allora mettiamo a norma gli stadi con i relativi tornelli, bacino di deflusso, telecamere a circuito chiuso e ovviamente con i relativi appalti (e non aggiungo altro). Benissimo, tutti gli stadi che non sono a norma saranno chiusi e ritenuti inagibili fino a che non saranno ultimati i lavori di messa in sicurezza (che poi anche su questi “dispositivi di sicurezza” avrei qualcosa da ridire, ma preferisco lasciar correre).
A questo punto io credo di essermi perso, o sono stupido, o qualcuno ci sta prendendo per i fondelli. Perché ora son o ritenuti inagibili, e quindi non a norma, gli stadi di Bergamo e Taranto? Ma non dovevano a questo punto essere tutti a norma?
Chiusa parentesi.

Adesso vorrei focalizzare l’attenzione sugli Ultras, poi tornerò a toccare l’argomento repressione che secondo me è un nodo cruciale. E ovviamente le due anzi tre conclusioni.
Focalizzo l’attenzione sugli Ultras perché mentre qualche ministro non aspettava che un pretesto per attuare questo giro di vite, le frange più violente di questo movimento (non saprei se definire anche loro Ultras, ma non sarebbe corretto perché violerebbero il loro codice etico, quindi mi correggo e cambio termine, forse è preferibile parlare di teppisti, o violenti, o semplicemente imbecilli), non aspettavano altro per sfogare la loro rabbia repressa.
E passi che i bergamaschi e i tarantini hanno fatto casino (spaccando un vetro) e volevano far fermare la partita, non è giustificabile, ma è comprensibile visto che volevano solo parità di trattamento per due morti ammazzati per il calcio. Ma i disordini di Roma non li capisco e non li giustifico in alcun modo. Questi imbecilli non aspettavano altro per mettere a ferro e fuoco la città. Si sono riversati per le strade, hanno assaltato la sede del Coni e sono arrivati addirittura ad assaltare le caserme. Io da cittadino italiano questo non lo accetto, non lo tollero e non lo capisco. Non posso giustificare un limite alla mia libertà di movimento perché un gruppo di imbecilli decidono di dar sfogo ai loro istinti violenti. Io da cittadino pretendo che venga mantenuto l’ordine ma soprattutto mi aspetto che nessuno assalti le caserme delle forze dell’ordine, anche a costo di usare la forza.
Tolti però gli imbecilli, restano gli Ultras, quelli che hanno il loro codice etico, quelli che seguono la squadra, in difesa dei colori della città, ovunque, quelli che ti permettono di goderti uno spettacolo dentro lo spettacolo quando vai allo stadio, quelli che però, non deplorano del tutto la violenza, ammettendola nei casi di scontri fra le tifoserie (il semplice tifoso non ne dovrebbe essere coinvolto), e sempre a mani nude.
Solo che molti hanno iniziato a tirare troppo la corda, qualcuno ha iniziato ad usare coltelli ed affini, e il giocattolo si è rotto.
Da qui è iniziata la repressione, le leggi speciali sugli stadi e la presenza massiccia delle forze dell’ordine al loro interno.
Il mio personalissimo parere è che si sarebbe potuto evitare di arrivare a tutto questo, per lo meno togliendo il capitolo violenza dal mondo Ultras, ma questo resta il mio parere, e a quanto pare inascoltato.

Lo Stato. E’ palese che in questo campo abbia fallito su tutta la linea. Sono dieci anni, anche di più, che è iniziata la repressione, un bel muro contro muro contro il mondo Ultras (muro contro muro, perché loro non l’hanno presa bene), cosa si è ottenuto? Solo una spirale di violenza.
Dopo i fatti di Catania hanno introdotto tornelli, biglietti nominali, vietato striscioni, tamburi e megafoni, vietato che le tifoserie organizzate abbiano un qualsiasi contatto con le società calcistiche (parlo dei fondi che venivano elargiti).
Posso essere d’accordo con quest’ultima norma, ma le altre? Il tornello come avevo detto in precedenza serve il giusto, i biglietti nominali sono una buffonata burocratica (entrambe norme che, al tifoso normale creano un sacco di disagi, mentre al furbacchione lasciano tutto immutato). Gli striscioni? La legge disponeva controlli all’ingresso anche prima, e venivano sequestrati quelli di stampo razzista. Tamburi e megafoni? Hanno detto che erano pericolosi perché potevano essere scagliati in campo. Ho visto di tutto volare in campo, ma tamburi e megafoni mai, forse perché le tifoserie organizzate li pagavano di tasca propria? E’ ovvio che è così. Come è ovvio che l’intento è colpire gli Ultras come movimento. Il motivo è più che evidente, c’è la forte pressione anche a livello politico delle televisioni a pagamento. Per questo ci vogliono far credere che gli stadi non sono posti sicuri e che gli Ultras sono i cattivi (ho visto diverse partite, e dalla serie A ai Dilettanti, la mia sicurezza non è mai stata a rischio, se è vero che ci sono scontri ogni partita mi sento molto fortunato), è molto meglio fare un contratto televisivo e stare in poltrona. Vogliono colpire il movimento Ultras che poi, come ho detto è un modo di vivere, un’alternativa per i giovani che trovano un senso di appartenenza ad un gruppo di altri giovani di diverse età, un movimento popolare e folkloristico.

Oltre agli Ultras vengono colpiti i tifosi normali, quelli che la domenica (o il sabato) decidevano di andare a vedersi una partita e ora devono fare file ai tornelli o comprare i biglietti molte ore prima del calcio d’inizio. Viene colpito il tifoso che paga lo stadio perché non vuole vedere solo la partita, ma le coreografie, i cori, i colori e il calore che può dare una curva gremita.

In tutta questa storia gli Ultras hanno perso, ma lo Stato ha fallito.
Lo Stato ha fallito perché non riesce a sfruttare un movimento giovanile e cerca di estirparlo, ha fallito perché ha subito le pressioni economiche delle televisioni, ha fallito perché non è riuscito a punire i singoli colpevoli e ha punito la massa.
Ma come si poteva pretendere che lo Stato non fallisse in un mondo così marginale qual è il calcio se lo ha fatto in tutti gli altri campi.

(Scusate la lunghezza, ma ci ho lavorato un bel po’ e non me la sono sentita di scremare, chi mi ama mi legga).
postato da: VitoBarese alle ore 22:17 | link | commenti (8)
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mercoledì, 14 novembre 2007

Non tutto il tifo è marcio.

Coreografia

(www.solobari.it)



Ave...
Non è un mistero che sono un tifoso del Bari e che ne seguo le sorti da quando ero bambino. Come è logico che sia questo trafiletto scritto dalla penna di Benedetto Marchese (giornalista che lavora nel sito ligure di mentelocale.it), riguarda la partita del Bari, ma dal punto di vista dello Spezia, città in cui la squadra pugliese è andata in trasferta lo scorso sabato, non molte ore prima della tragedia di Arezzo.
Ho mentito, o meglio, non ho detto tutto, questo trafiletto riguarda il mondo del tifo, e non solo quello del calcio.
Sto lavorando su un pezzo scritto dalla mia penna, cosa che non faccio da tempo, che spero di pubblicare presto.
Comunque sia intanto risveglio questo blog dal torpore proponendovi la lettura di questo pezzo che mi è piaciuto particolarmente.
A presto.


Mi sarebbe piaciuto raccontare il quarto risultato utile consecutivo per lo Spezia, un pareggio conquistato con una magistrale punizione di Do Prado, croce e delizia del suo pubblico con le sue lunghe pause e i suoi acuti meravigliosi; avrei esaltato le parate di Ivan Dazzi, sempre più sicuro fra i pali della porta che difende ottimamente da due settimane a questa parte.
La solita giornata di passione e divertimento, su quei gradoni dei settori popolari che ogni settimana in Italia come in tutto il mondo, raccolgono i sogni e le speranze sportive di bambini, giovani e adulti.

Di ragazzi che come Gabriele Sandri, ogni settimana dedicano tempo, soldi e sacrifici alla propria squadra del cuore indipendentemente dalla latitudine o dalla categoria. Dopo i tragici fatti di ieri però, tutto perde il senso e là dove c'erano entusiasmo e passione rimangono solo l'incredulità e lo sgomento di fronte ad una vita spezzata senza motivo da una pallottola vagante, in una squallida area di sosta autostradale. Ma il grande baraccone del calcio business, dove interessi economici e televisivi vengono prima di tutto, non può fermarsi, lo spettacolo deve andare avanti anche se viene a mancare una delle sue componenti principali: il tifoso.
Si può allora parlare di teppismo, follia o addirittura terrorismo, ma i fatti accaduti a Bergamo e Milano sono figli di una decisione che sarebbe stata giusta e sensata ma che nessuno ha voluto prendere, sospendendo in segno di lutto di tutti campionati, così com'era avvenuto nell'altrettanto tragico avvenimento del febbraio scorso. Con i suoi pregi e i suoi difetti (che non si equivalgono a seconda dei punti di vista), il mondo delle curve è uno spaccato validissimo della società in cui viviamo, nel quale si riflettono anche il disagio e il malcontento generazionale della vita di tutti i giorni. Prima di generalizzare e demonizzare chiunque si senta ultras, bisogna riflettere a lungo su quello che è accaduto di fronte a quell'autogrill a centinaia di chilometri dallo stadio di San Siro, di come la vita di un ragazzo può finire tragicamente sul sedile di un'auto.

È successo sabato ma sembra passata un'eternità: verso le quattordici, ben prima dell'inizio della partita, arriva proprio sotto la curva spezzina il pullman con i tifosi del Bari arrivati dalla Puglia. Nessun coro ostile, nessun tipo di violenza ma anzi abbracci, sorrisi e saluti con relativi scambi di sciarpe. Quindi tutti al bar insieme, a chiacchierare di calcio e vita di curva davanti ad una birra e un panino per rinnovare l'amicizia nata nella passata stagione allo stadio San Nicola, quando i supporters locali accolsero nel migliore dei modi chi aveva seguito gli aquilotti nella lunga trasferta. Poi in campo, il gol di Santoruvo e la perla di Do Prado, e in sottofondo cori per le proprie squadre e saluti reciproci.
Episodio sporadico? Utopia? Forse, ma soprattutto la dimostrazione che non tutto è marcio, come si vuole far credere.

("Spezia-Bari: non tutto il tifo è marcio" da www.mentelocale.it scritto da Benedetto Marchese)
postato da: VitoBarese alle ore 10:29 | link | commenti (2)
categorie: calcio
mercoledì, 24 ottobre 2007

Sponsor per la fibrosi cistica.

DNA

(www.handyturismo.it)



Ave...
Vi spiego tutto e con calma. Tempo fa ho lavorato con un collega macchinista che abita qua in Valdarno. Una persona dinamica e molto simpatica. Fra le tante cose gli ho detto che sto gestendo questo mio piccolo spazio personale. Lui invece mi ha raccontato che ha tirato su un piccolo gruppo musica con altri quattro ferrovieri, durante i giorni di riposo si ritrovano per provare qualche pezzo, addirittura un paio di loro vengono da Pisa.
Mi ha parlato che quello stesso giorno avrebbe parlato con una associazione affiliata con la ferrovia per chiedere di coprire le spese ad un progetto che avevano in mente.
Vogliono incidere un disco, farne una tiratura spendibile nell'ambito ferroviario, e venderli all'interno dello stesso. Il prezzo sarebbe simbolicamente dieci euro. Ma soprattutto tutto il ricavato sarà devoluto interamente alla Fondazione contro la fibrosi cistica (di cui fa parte un altro ferroviere che ha il figlio con questa grave malattia). Mi ha detto che sperava che questo "sponsor" li finanziasse, perchè se avessero dovuto coprire le spese di tasca propria non sarebbe avanzato molto (anche se mi ha assicurato che nel bene o nel male questa raccolta di beneficenza l'avrebbero fatta).
Ci siamo rivisti in questi giorni, mi ha detto che lo sponsor non pagherà se non senza gestire economicamente la faccenda, ovviamente i miei colleghi hanno rifiutato.
Così ricordandosi del blog, mi ha chiesto se potevo fare un po' di pubblicità, nella speranza di trovare qualche ente che copra almeno le spese della sala di registrazione (che ne so qualche banca, o qualcosa del genere). In cuor mio so che potrà servire a poco, però ci ho provato, se mi date una mano facendo un po'di passaparola o riportate due righe in un vostro post andrebbe già bene, come il mio collega ha detto "basta che se ne parli".
postato da: VitoBarese alle ore 10:40 | link | commenti (11)
categorie:
lunedì, 08 ottobre 2007

Regalo.



Fiore

(www.dariaedimusica.splinder.com)



Ave...
Molto tempo fa chiesi in prestito al mio amico blogger AntonioZero una poesia per poterla mettere sul mio blog, qualche giorno dopo ne pubblicò un'altra che mi avrebbe colpito molto di più.
La poesia si chiama "Regalo" e vorrei che la leggessero anche tutti i miei lettori.
Spero che Antonio mi perdonerà se, alla fine, ne ho esposta una diversa da quella che gli avevo chiesto.


Regalo i miei sorrisi a chi non ha fatto altro che piangere...

regalo i miei giocattoli a chi ha avuto tanta fretta di crescere!

Regalo le mie emozioni a chi sa vivere solo correndo...

regalo il profumo del mare in tempesta in pieno inverno!

Regalo tutto, sorrisi, occhi, anima e cuore...

ma promettimi che saprai veramente amare!


("Regalo" di AntonioZero del sito www.dariaedimusica.splinder.com)
postato da: VitoBarese alle ore 12:39 | link | commenti (8)
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martedì, 02 ottobre 2007

Un sogno...

Noi due

(VitoBarese)




In un grande magazzino una volta al mese,
spingere un carrello pieno sotto braccio a te.
E parlar di surgelati, rincarati.
Far la coda mentre sento che ti appoggi a me.

Prepararsi alla partenza con gli sci e scarponi.
Essersi svegliati presto, prima delle sei.
E fermarsi in trattoria per un panino
e restar due giorni a letto non andar più via.

Comperar la terra i semi e qualche grande vaso.
Coltivare un orto sul balcone insieme a te.
Chi rubò la mia insalata?
Chi l'ha mangiata?
E rincorrerti sapendo quel che vuoi da me.

Chiedere gli opuscoli turistici della mia città,
e con te passare il giorno a visitar musei.
Monumenti e chiese, parlando inglese,
e tornare a casa piedi dandoti del lei.
Ah ahaaa...

Perchè no?
Perchè no?
Perchè no?
Perchè no?
Scusi lei, mi ama o no?
Mmh mmh...
Non lo so, però ci stò, però ci sto...

(tratto da "Perchè no" di Lucio Battisti)

Ave...
Battisti è uno dei, se non "il", cantanti che preferisco. Ciò nonostante, pensavo, che non ho mai preso spunto da nessuna sua canzone.
Ricordi, cara Ele, non troppo tempo fa quando ti dissi che c'era una sua canzone che sentivo ci riguardava particolarmente. Questo mentre andavamo in macchina a Firenze, mentre c'era nel lettore cd l'album "Una donna per amico". Ti fermai e ti dissi di ascoltarla. Un po' distrattamente la canzone scorse fino a passare alla successiva e mentre io ti spiegavo perchè la sentivo vicina.
Leggila oggi, dopo due anni precisi da quando abbiamo deciso che le nostre Vite potevano andare bene insieme. Non la senti nostra? Non sembra scritta apposta?
Il tempo ci scivola fra le dita, due anni, tanti per la Vita di una farfalla, pochi per quella di un uomo, sono passati nel tempo di un sogno. Un sogno in cui, anche i momenti all'apperenza più insignificanti, si sono rivelati istanti preziosi, un sogno in cui niente verrà dimenticato.
Forse un sogno può finire, ma resterà per sempre nella mente di un Uomo qualcosa di indelebile nel suo cuore.
Questo sogno è l'Amore.
Non voglio svegliarmi mai.
postato da: VitoBarese alle ore 00:50 | link | commenti (5)
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sabato, 15 settembre 2007

Cara Oriana...

Oriana

(www.cbsnews.com)





"La vita cos'è, François?"
"Non lo so. Ma a volte mi domando se non sia un palcoscenico dove ti buttano di prepotenza, e qunado ti ci hanno buttato devi attraversarlo, e per attraversarlo ci sono tanti modi, quello dell'indiano, quello dell'americano, quello del vietcong..."
"E quando l'hai attraversato?"
"Quando l'hai attraversato, basta. Hai vissuto. Esci di scena e muori."
"E se muori subito?"
"E'lo stesso: il palcoscenico puoi attraversarlo più o meno alla svelta. Non conta il tempo che ci metti, conta il modo in cui lo attraversi. L'importante, quindi, è attraversarlo bene."
"E cosa significa attraversarlo bene?"
"Significa non cadere nel buco del suggeritore. Significa battersi. Come un vietcong. Non lasciarsi sgozzare, non addormentarsi al sole, non paralizzarsi nella puntura, non chiacchierare e basta come fanno gli ipocriti e, tutto sommato, anche noi. Significa credere in qualcosa e battersi. Come un vietcong."
"E se sbagli?"
"Pazienza. L'errore è sempre meglio del nulla."

("Niente e così sia." Oriana Fallaci)

Ave...
Cara Oriana, ci hai lasciato un anno fa, quando il cancro ti ha portato via. Oggi ti pensavo, pensavo, chissà cosa pensi adesso leggendo queste righe. Forse sorrideresti, o forse avresti quell'espressione seria e corrucciata che spesso hai nelle foto degli archivi giornalistici. Chissà che valutazione potresti trarre da queste righe, indiano? Vietcong? Americano?
E'vero, non conta il tempo che ci metti ad attraversare questo palcoscenico, conta come lo attraversi. Direi che tu abbia sempre fatto parlare di te.
Da quando intervistavi i potenti della Terra (il tutto raccolto in "Intervista con la storia", gli accidenti che ti ho mandato quando ho saputo che hai deciso di non farlo ristampare), a quando parlavi dei paradossi dell'uomo sulla luna ("Se il sole muore"), a quando parlavi del Vietnam in "Niente e così sia.", a quando parlavi del Libano, dei Kamikaze e dei figli di Dio, (ma anche delli italiani, della guerra, dell'amore, dell'amicizia) in "Insciallah" (tralaltro in assoluto il mio libro preferito), a quando in "Un Uomo" toccavi il cuore del lettore, con una struggente storia d'amore, intrinseca di politica, di ideali, di aneddoti che fanno pensare alla morte, alla Vita.
I dubbi che mettevi in "Lettere ad un bambino mai nato", se davvero fosse giusto o meno l'aborto, ma soprattutto le sue bellissime riflessioni sulla Vita.
I libri del post-undici-settembre ("La rabbia e l'orgoglio", "La forza della ragione", "L'apocalisse"), che trasformavano in parola scritta ciò che pensano tantissime persone in tutto il Mondo, Occidentale e non.
Di te amavo, la passione che avevi nello scrivere, la pulizia e la linearità dei concetti, il parlare semplice ma sempre al cuore.
Amavo la combattività, ma anche l'umanità, amavo il dubbio che mi lasciavi e che mi faceva pensare, ragionare, rimurginare per intere giornate. Amavo la tua profonda conoscenza della storia (cosa che ahimè manca a molti nostri politici), dell'attualità, il tuo essere giornalista-storica dei nostri tempi.
Amavo la tua spaventosa intelligenza.
Se volessi potrei citare molti passi dei tuoi libri che mi hanno colpito e che spesso mi martellano la mente, ma forse non mi basterebbe una giornata, perchè dopo aver citato il passo mi dilungherei (come tralaltro, purtroppo sto facendo adesso, maledetto viziaccio) in sconfinate riflessioni.
Cara Oriana, noi non ci siamo mai conosciuti, mi sarebbe piaciuto molto, ma una cosa te la voglio chiedere, se da lassù mi stai leggendo, prova a fare come facesti per il Social Forum a Firenze, che lotta, battiti e rompi le scatole a destra e a manca riuscisti a farlo deviare lontano dal centro, chiedi a qualcuno che conta se si può dare una sterzata positiva a questo Mondo, che da quando te ne sei andata, le cose non sono migliorate molto, e non accennano a farlo.
Ah, un ultima cosa, lasciasti un romanzo incompleto, spero tu abbia deciso di pubblicarlo, perchè non vorrei proprio perdermelo, e sicuramente torneresti a far parlar di te.
postato da: VitoBarese alle ore 00:25 | link | commenti (5)
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