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Ave...
Non vado più allo stadio come facevo una volta, sono anni che non faccio una trasferta, anche se in verità ne ho fatte poche.
Non sono mai stato un Ultras, Ultras è una scelta di Vita, però ho sempre avuto rispetto per chi lo è, ho schiumato rabbia quando giornali ed istituzioni hanno gettato, e continuano a farlo, quintali di letame su questo movimento. Tante bugie, tante accuse.
Sappiamo tutti quello che è successo domenica, due automobili si fermano alla piazzola di sosta, si accorgono di avere delle sciarpe al collo di colori diversi, vola qualche schiaffo, poi si sente una sirena. E’la volante della polizia dall’altra parte dell’autostrada, nella piazzola di sosta opposta. Tutti in macchina e via. Anzi no, stop, va via solo una delle due macchine perché l’altra macchina piange un morto. Dall’altra parte della strada un poliziotto spara in aria poi tende le braccia e spara verso la macchina che stava andando via, pensando che fosse successa, chissà, magari una rapina. Una giovane Vita si spegne a 26 anni colpito al collo.
Anticipo che il mio discorso inizia da questo spaccato in particolare per espandersi a macchia d’olio, fino a una riflessione finale, come una forellino piccolo piccolo che man mano si allarga.
Credo fermamente che quell’agente della Polstrada non volesse uccidere quel ragazzo, sostenere il contrario sarebbe quanto meno irragionevole. I due non si conoscevano, non c’era alcun interesse personale nell’ucciderlo, e ammesso che ci fosse stato, pur non intendendomi di pistole, credo che ci voglia una gran mira per colpire da duecento metri di distanza con autostrada e spartitraffico nel mezzo un puntino in un’automobile, una dote innaturale nello sparare e un gran talento.
Penso di poter escludere perciò l’ipotesi che vede il poliziotto uccidere intenzionalmente quel ragazzo. Però mi domando, ed è lecito farlo, dopo aver acceso le sirene per far notare a quei ragazzi che c’era la polizia, perché l’agente ha tirato fuori la pistola?
Anche lo “sparare in aria” espressione con cui i giornalisti si sono sciacquati la bocca era davvero così normale e necessario? Così ce lo hanno fatto apparire, come una cosa normale (sui giornalisti tornerò più tardi). Ma lo è davvero? Se per esempio invece che in autostrada fosse accaduto davanti ad una discoteca, avremmo ugualmente visto un poliziotto tirare fuori la pistola e sparare in aria? Io non ho mai sentito niente del genere, ma lo accetto. Posso accettare che ha sparato in aria, ma lo sparo verso in orizzontale, quello a braccia tese per intenderci, come si spiega? Tra l’altro lui diceva di essere inciampato, invece c’è chi sostiene che abbia teso le braccia, appunto, e poi sparato. Perché? E poi non era da solo, quindi in preda a un gesto folle, ma insieme ad altri colleghi (i giornali parlano di due pattuglie), perché dopo che lui ha tirato fuori la pistola e ha sparato in aria i colleghi non lo hanno fermato? L’unica risposta che ho potuto dare è che lui pensasse ad una rapina o qualcosa del genere e non ad una semplice scazzottata.
Ma se per la peggiore delle ipotesi fosse stata una rapina, si giustifica l’aver sparato da parte a parte dell’autostrada con il rischio di colpire qualche auto che passava o chissà cos’altro? Non credo proprio. Analizzando il tutto penso che l’agente con tutte le scusanti e le attenuanti del caso abbia pisciato fuori dal vaso e commesso un grosso errore.
E fa niente se poi i giornalisti ci hanno parlato di una rissa fra tifosi, perché in una rissa ci sono i feriti e qui non risulta a nessuno che ve ne fossero. Ci hanno posto l’accento, l’hanno evidenziato fino all’inverosimile, la fine di quel ragazzo morto ammazzato non è del colpo di pistola, del poliziotto che ha sbagliato (per carità, sottolineo, possiamo cercargli attenuanti del caso, possiamo anche aggiungerci che errare è umano)ma di lui che era a fare la rissa.
A proposito di giornalisti, avevo detto che ne avrei parlato, hanno sputato sentenze, distribuito i capi d’accusa chi agli Ultras chi al poliziotto (pochi a dire il vero), ma non pensano anche loro di avere la coscienza un tantino sporca? E’ facile in giacca e cravatta la domenica dopo pranzo sparare sentenze su sentenze, dire che il calcio si dovrebbe fermare per un anno o anche più (certo e da mangiare a quella gente che col calcio ci campa chi glielo dà? E sapete bene che non parlo dei giocatori strapagati, ma di magazzinieri, custodi, giardinieri, fisioterapisti, osservatori, preparatori, ma anche giornalisti di testate locali, arbitri, addetti al catering e al merchandising), è molto facile demonizzare, puntare il dito senza aver mai messo il piede in uno stadio, senza neanche provare a capire, avete mai visto, per esempio, un capo ultras in queste trasmissioni della domenica? Come si fa a parlare di un problema fra due parti se non viene ascoltata una delle due?
Poi vorrei sottolineare che quella maledetta domenica mattina le agenzie di stampa hanno battuto, come prima versione dei fatti, che due pullman di tifosi si erano trovati all’autogrill, erano avvenuti scontri e un poliziotto aveva ucciso un tifoso. Poi hanno ritrattato e i due pullman sono diventate due macchine ed il poliziotto ha sparato per errore. Però la frittata l’hanno fatta e il putiferio l’hanno scatenato.
E quando gli animi si accendono, così come si fece per il povero poliziotto morto a Catania per colpa di un gruppo di imbecilli, si ferma il calcio (per una giornata però). Giusto per stemperare gli animi. Giusto per rispetto di un morto ammazzato per il gioco del calcio. Almeno per par condicio. E invece no. Vero ministro Amato? Dopo tutto il casino che la sua accondiscenza ha provocato ha avuto il coraggio di balbettare che se avesse fermato il campionato sarebbe stato peggio. Perché invece di ascoltare le televisioni che volevano che si giocasse, perché avevano pagato, non ha ascoltato Matarrese e Petrucci, che non saranno dei santi, ma del mondo del pallone se ne intendono sicuramente più di lei, quando le hanno detto che non era prudente giocare questa domenica?
Che esempio ha dato al mondo del pallone dopo aver fermato il calcio dopo un poliziotto morto ammazzato e dopo non averlo fermato dopo un tifoso morto ammazzato? Esistono morti di serie A e morti di serie B? A quanto pare sì.
Poi pateticamente ha farfugliato che sarebbe stato peggio e che non c’era stato il tempo di decidere (non molto di meno di quello avuto per i tragici fatti di Catania), ma dico io, signor ministro, vi paghiamo fior di quattrini per prendere decisioni, e quando vi è richiesto di farlo vi tirate indietro. Qua c’è qualcosa che non quadra.
Anzi tutto quadra dopo i casini successi in tutta Italia. I nostri ministri non volevano evitarla questa situazione, ma anzi cercavano un pretesto per stringere la morsa. Sì perché dopo questi avvenimenti è continuata la repressione, vietate le trasferte di massa per le tifoserie scelte dall’osservatorio e chiusi gli stadi di Bergamo e Taranto.
Apro una parentesi. Dopo la morte del poliziotto a Catania, fra l’altro avvenuta fuori dallo stadio, il Governo ha deciso che in Italia gli stadi non erano a norma. Colpa del Governo precedente, tanto per cambiare visto che su quest’espressione si trovano d’accordo sia destra che sinistra, e colpa del decreto Pisanu che doveva mettere a norma numerosi stadi, ma che aveva distribuito a tutti generose deroghe. Ci voglio credere, colpa del decreto Pisanu! Allora mettiamo a norma gli stadi con i relativi tornelli, bacino di deflusso, telecamere a circuito chiuso e ovviamente con i relativi appalti (e non aggiungo altro). Benissimo, tutti gli stadi che non sono a norma saranno chiusi e ritenuti inagibili fino a che non saranno ultimati i lavori di messa in sicurezza (che poi anche su questi “dispositivi di sicurezza” avrei qualcosa da ridire, ma preferisco lasciar correre).
A questo punto io credo di essermi perso, o sono stupido, o qualcuno ci sta prendendo per i fondelli. Perché ora son o ritenuti inagibili, e quindi non a norma, gli stadi di Bergamo e Taranto? Ma non dovevano a questo punto essere tutti a norma?
Chiusa parentesi.
Adesso vorrei focalizzare l’attenzione sugli Ultras, poi tornerò a toccare l’argomento repressione che secondo me è un nodo cruciale. E ovviamente le due anzi tre conclusioni.
Focalizzo l’attenzione sugli Ultras perché mentre qualche ministro non aspettava che un pretesto per attuare questo giro di vite, le frange più violente di questo movimento (non saprei se definire anche loro Ultras, ma non sarebbe corretto perché violerebbero il loro codice etico, quindi mi correggo e cambio termine, forse è preferibile parlare di teppisti, o violenti, o semplicemente imbecilli), non aspettavano altro per sfogare la loro rabbia repressa.
E passi che i bergamaschi e i tarantini hanno fatto casino (spaccando un vetro) e volevano far fermare la partita, non è giustificabile, ma è comprensibile visto che volevano solo parità di trattamento per due morti ammazzati per il calcio. Ma i disordini di Roma non li capisco e non li giustifico in alcun modo. Questi imbecilli non aspettavano altro per mettere a ferro e fuoco la città. Si sono riversati per le strade, hanno assaltato la sede del Coni e sono arrivati addirittura ad assaltare le caserme. Io da cittadino italiano questo non lo accetto, non lo tollero e non lo capisco. Non posso giustificare un limite alla mia libertà di movimento perché un gruppo di imbecilli decidono di dar sfogo ai loro istinti violenti. Io da cittadino pretendo che venga mantenuto l’ordine ma soprattutto mi aspetto che nessuno assalti le caserme delle forze dell’ordine, anche a costo di usare la forza.
Tolti però gli imbecilli, restano gli Ultras, quelli che hanno il loro codice etico, quelli che seguono la squadra, in difesa dei colori della città, ovunque, quelli che ti permettono di goderti uno spettacolo dentro lo spettacolo quando vai allo stadio, quelli che però, non deplorano del tutto la violenza, ammettendola nei casi di scontri fra le tifoserie (il semplice tifoso non ne dovrebbe essere coinvolto), e sempre a mani nude.
Solo che molti hanno iniziato a tirare troppo la corda, qualcuno ha iniziato ad usare coltelli ed affini, e il giocattolo si è rotto.
Da qui è iniziata la repressione, le leggi speciali sugli stadi e la presenza massiccia delle forze dell’ordine al loro interno.
Il mio personalissimo parere è che si sarebbe potuto evitare di arrivare a tutto questo, per lo meno togliendo il capitolo violenza dal mondo Ultras, ma questo resta il mio parere, e a quanto pare inascoltato.
Lo Stato. E’ palese che in questo campo abbia fallito su tutta la linea. Sono dieci anni, anche di più, che è iniziata la repressione, un bel muro contro muro contro il mondo Ultras (muro contro muro, perché loro non l’hanno presa bene), cosa si è ottenuto? Solo una spirale di violenza.
Dopo i fatti di Catania hanno introdotto tornelli, biglietti nominali, vietato striscioni, tamburi e megafoni, vietato che le tifoserie organizzate abbiano un qualsiasi contatto con le società calcistiche (parlo dei fondi che venivano elargiti).
Posso essere d’accordo con quest’ultima norma, ma le altre? Il tornello come avevo detto in precedenza serve il giusto, i biglietti nominali sono una buffonata burocratica (entrambe norme che, al tifoso normale creano un sacco di disagi, mentre al furbacchione lasciano tutto immutato). Gli striscioni? La legge disponeva controlli all’ingresso anche prima, e venivano sequestrati quelli di stampo razzista. Tamburi e megafoni? Hanno detto che erano pericolosi perché potevano essere scagliati in campo. Ho visto di tutto volare in campo, ma tamburi e megafoni mai, forse perché le tifoserie organizzate li pagavano di tasca propria? E’ ovvio che è così. Come è ovvio che l’intento è colpire gli Ultras come movimento. Il motivo è più che evidente, c’è la forte pressione anche a livello politico delle televisioni a pagamento. Per questo ci vogliono far credere che gli stadi non sono posti sicuri e che gli Ultras sono i cattivi (ho visto diverse partite, e dalla serie A ai Dilettanti, la mia sicurezza non è mai stata a rischio, se è vero che ci sono scontri ogni partita mi sento molto fortunato), è molto meglio fare un contratto televisivo e stare in poltrona. Vogliono colpire il movimento Ultras che poi, come ho detto è un modo di vivere, un’alternativa per i giovani che trovano un senso di appartenenza ad un gruppo di altri giovani di diverse età, un movimento popolare e folkloristico.
Oltre agli Ultras vengono colpiti i tifosi normali, quelli che la domenica (o il sabato) decidevano di andare a vedersi una partita e ora devono fare file ai tornelli o comprare i biglietti molte ore prima del calcio d’inizio. Viene colpito il tifoso che paga lo stadio perché non vuole vedere solo la partita, ma le coreografie, i cori, i colori e il calore che può dare una curva gremita.
In tutta questa storia gli Ultras hanno perso, ma lo Stato ha fallito.
Lo Stato ha fallito perché non riesce a sfruttare un movimento giovanile e cerca di estirparlo, ha fallito perché ha subito le pressioni economiche delle televisioni, ha fallito perché non è riuscito a punire i singoli colpevoli e ha punito la massa.
Ma come si poteva pretendere che lo Stato non fallisse in un mondo così marginale qual è il calcio se lo ha fatto in tutti gli altri campi.
(Scusate la lunghezza, ma ci ho lavorato un bel po’ e non me la sono sentita di scremare, chi mi ama mi legga).